Brescia Città Grande

...una voce fuori dal coro

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Candidati da votare e da non votare

In questo clima di crescente tensione preelettorale nel quale anche vecchi amici si lanciano frecce avvelenate e lo scambio di accuse di incapacità ad amministrare e di scarsa innovazione o di conservatorismo è all’ordine del giorno, i cittadini sitrovano a seguire le vicende politico – amministrative con difficoltà, tra l’incertezza della scelta e la noia di assistere alle consuete dispute ed alle consumate promesse.

Che fare?

Se avessi l’autorevolezza (che non ho) e la possibilità di indirizzare le scelte senza alcun dubbio proporrei di schierarsi con quel gruppo, partito o lista che chiaramente e lealmente dimostri di seguire  tre regole: la prima è di aver “fatto pulizia” nella propria squadra, mettendo fuori campo disonesti,  indagati o condannati e tangentari, con assoluta evidenza e serietà.

La seconda è imporre ai candidati l’impegno di evitare che una volta eletti, trasmigrino, cambiando fronte, incoerenti con le indicazioni dell’elettorato.

In terzo luogo pretenderei dai candidati un atteggiamento di libertà di giudizio e di senso individuale di responsabilità anche nei confronti del proprio partito. Troppe volte per assuefazione, indifferenza, paura d’espulsione, assenza di responsabilità, clientelismo, o costrizione abbiamo assistito a “vergognose ubbidienze” al proprio gruppo politico, anche a costo di pesanti compromessi morali o ideologici.

Un modo di agire più civico e di rispetto dell’autonomia della persona è senza dubbio una dimostrazione di serietà e di onestà.

Da qui una riflessione ed una proposta.

Chi viene eletto in significative cariche pubbliche dovrebbe prestare giuramento, garantendo di mantenere la propria autonomia di giudizio e di voto, in primo luogo su temi che non sono strettamente legati alle strategie politiche del proprio partito, temi che riguardano la propria coscienza spirituale, morale e religiosa ed inoltre, su temi più “secondari” come ad esempio nel campo artistico, estetico o similare.

Come scrivo nel libro “La mia Rivoluzione” – “Ricordo di aver presenziato ad una lunga discussione in Consiglio comunale sul colore del muro di cinta della scuola. C’era chi aveva proposto il giallo, chi l’azzurro. Si formarono due schieramenti, sostenuti dai due partiti contrapposti. La scelta del colore divenne una scelta politica, che impegnò per due ore alcuni oratori. Che un partito pretenda che, per decisioni di questo tipo, si debba seguire l’orientamento del partito stesso, è quanto di più abominevole possa esprimere la politica”.

Vogliamo candidati liberi, nella mente e nella prassi, onesti nel giudizio, non asserviti ai partiti, leali nel comportamento, fedeli al mandato ricevuto dagli elettori, in altre parole  più “civici” che “politici”. Candidati che in un giuramento scritto e firmato si impegnino pubblicamente al rispetto delle tre regole.

La gestione politico – amministrativa di una città, di una provincia o di una regione, è evidente che abbia due diversi aspetti: il primo più propriamente politico, nel quale le scelte dipendono (o dovrebbero dipendere) dai valori e dal pensiero politico del gruppo di appartenenza ed il secondo, quello “amministrativo” nel quale sono presenti alcuni aspetti decisamente non politici e sui quali non dovrebbero esserci schieramenti preconcetti, ma scelte nate da un confronto di libere menti e di oneste competenze. Questa indipendenza di giudizio e questa coerenza con sé stessi è, a mio parere, il perno del civismo sia quando ispira una lista civica sia quanto regola il comportamento di un partito o di un movimento.

Ecco allora che fare! Escludere quei candidati e quei gruppi politici che non abbiano eliminato i disonesti dalle loro liste e soprattutto che insistono a vìncolare i propri iscritti  ed i propri eletti ad una ubbidienza eccessiva, asservendoli ai loro interessi, oltretutto senza riconoscere, come si dovrebbe, maggior valore e peso al criterio di competenza rispetto all’appartenenza partitica.

 

Sandro Belli