Brescia Città Grande

...una voce fuori dal coro

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Corruzione e incompetenza "Civiche"?

Si sente spesso ripetere che la classe politica o più in generale la classe dirigente è lo specchio della società civile. I pregi e i difetti dell’una si ripetono nell’altra.

E’ pur vero che nella politica la presenza della corruzione si concentra in modo più accentuato rispetto al contesto civile, perchè il potere (e soprattutto il potere politico) porta più facilmente all’intrallazzo e al clientelismo, ed è anche vero che il criterio della competenza (cosa rara e preziosa) è più spesso assente in un ambito come quello politico, in cui vige più la complicità e l’appartenenza partitica che non il merito e la competenza dei capi responsabili e degli addetti. Tuttavia, se la società civile si rispecchia nei suoi rappresentanti istituzionali significa che anche i rappresentanti “civici” (che provengono cioè dalla società civile) sono a rischio corruzione e incompetenza.

Allora che senso ha questa etichetta di civismo che liste partiti e candidati tanto reclamizzano? E’ solo perché  con il candidato di provenienza civica la probabilità di evitare, almeno inizialmente, incompetenza e corruttibilità è un po’ maggiore?

Non può e non deve essere così.

Ecco perché insisto che la connotazione di “civico” deve essere attribuita non tanto a chi proviene da un ambito civico (la cosidetta società civile) ma a chi porta una vera, seria, dichiarata, onesta proposta civica nella quale i metodi, i criteri e le strutture istituzionali della politica siano sostanzialmente modificati ed integrati. Non conta quindi la provenienza, ma il contenuto .

Questo è il civismo di cui abbiamo assoluto bisogno, dove onestà e competenza sono i pilastri del sistema.