Brescia Città Grande

...una voce fuori dal coro

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Brescia dell'industria

Così si scriveva nel 2008 “il mondo economico e produttivo bresciano non teme che la “montagna” degli Stati Generali partorisca il classico topolino.

Le undici associazioni che hanno sottoscritto l’articolato documento di contributi e stimoli alle istituzioni protagoniste degli stessi Stati generali sono ottimiste”.

Purtroppo a distanza di qualche anno non si riesce a vedere il topolino. Non  voglio dire che siano responsabili le undici associazioni firmatarie, pubbliche  e private, e tantomeno i singoli promotori. Tuttavia la crisi mondiale e varie altre vicende hanno remato contro e impedito il raggiungimento degli obiettivi. Una cosa ricordo di quei mille convegni, incontri, interviste e di quelle relazioni e di quelle teorie: si voleva forse volare troppo alto e si parlava troppo dotto. Mentre a Brescia dagli Stati Generali si lanciavano elaborati decaloghi, i Presidenti americano e francese sintetizzavano il loro messaggio rivolto ai propri  mercati in crisi dicendo rispettivamente: “comprate americano” e “comprate francese”.

“Una banalità di sapore eccessivamente protezionistico” dicevano i saggi,” un messaggio quello americano e francese che usava parole poco altisonanti, non di stampo colto o universitario”.

Mentre si discuteva  a Brescia di queste cose, il mercato, un po’ troppo esterofilo, snobbava i prodotti propri e per convenienza di prezzo o per stravaganza pseudo – culturale, comprava cinese, nord europeo, ecc., ma raramente utilizzava prodotti e servizi della propria area.

E’ evidente che un territorio ha bisogno di produrre e vendere beni e servizi e che questi beni e servizi debbano essere apprezzati e utilizzati anche nel  proprio contesto, oltre che proposti ad un mercato internazionale.

Il suggerimento che mi sento oggi di dare è quello di tener in maggior conto tutto ciò che gli artigiani, gli imprenditori, i professionisti , gli operatori e gli artisti del nostro territorio sanno proporre. Attenzione particolare va rivolta  al cosìdetto “commercio di prodotti chilometri zero”.

In questo ambito, anche l’attività dei commercianti storici di Brescia trova particolare significato e va analizzata nelle sue connessioni e possibili sinergie con gli eventi più significativi della città e con varie proposte specifiche di lancio.

 

Musil

Brescia industriale: la cultura non è solo legata agli studi umanistici, all’arte e alla letteratura. La cultura deve parlare della nostra vita passata, presente e futura legata all’operosità dei bresciani, alla loro inventiva e alle loro costanti e pesanti fatiche. Brescia è stata  e sarà città industriale e artigianale e per questa sua realtà si merita un Museo dell’Industria e del Lavoro, del quale si è più volte dibattuto. Un centro di storia e di modernità, di tecnologia e di design che sia testimonianza del passato, ma ancor più stimolo all’operosità futura. Un museo attivo per la città, per i giovani studenti, per le Associazioni tecniche ed imprenditoriali, un museo che diventi anche “Ente premiatore” per le eccellenze della nostra provincia. Molto  fruttifero potrebbe essere un diretto collegamento con il “Liceo internazionale per l’Impresa” intitolato a Guido Carli, ottima iniziativa dell’Associazione Industriale Bresciana, oppure con altre scuole o centri formativi legati alla cultura tecnica e industriale.

Nello spirito di un coordinamento cittadino fra i vari enti / centri di cultura e per “far rete”, è opportuno che gli organi direzionali del nuovo Liceo oppure di altre scuole o centri formativi siano direttamente coinvolti nella gestione degli eventi che si svolgeranno all’interno del Museo, sia legati alla storia industriale del territorio, sia al design ed alla tecnologia presente e futura, sia alle attività didattiche.

La concentrazione in un edificio unico e/o contiguo creerebbe un’ottima sinergia fra Museo, esposizioni, centro di design e attività scolastiche e formative, oltre ad un evidente risparmio nei costi di gestione e nelle strutture organizzative. La presenza del Museo costituirebbe un importante polo attrattivo in una area periferica qual è attualmente Via Milano, come spesso evidenzia Aldo Rebecchi. Si immagini tutto il quartiere con nuove abitazioni e giardini nell’area ex Caffaro, un liceo o una scuola ed un museo vivo ed interattivo; utilizzando e gestendo un piano di recupero edilizio con agevolazioni economiche per chi interviene su condomini ammalorati e senza i requisiti igenico-sanitari.