Brescia Città Grande

...una voce fuori dal coro

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Lavoro e disoccupazione

Nell’ambito dei fondamentali meccanismi dell’economia è ovvio che se si vuol privilegiare un fattore, quel fattore non può presentare un costo e un peso esorbitante. Mi pare incredibile che in una situazione di così vasta disoccupazione come quella odierna si continui a considerare il fattore lavoro come elemento da spremere con tassazioni e penalizzazioni di ogni tipo. Come può sussistere una tassa, l’IRAP, nella quale la componente legata al costo e al numero dei lavoratori sia ancora pesante? Oggi, più una impresa occupa forza lavoro più è tassata! Si tassi l’aria il suolo il divertimento ecc. ma non si tassi il lavoro, soprattutto in questo momento storico!

E’ comprensibile che per essere meno appesantite da costi e vincoli le imprese tendenzialmente continuano a ridurre la forza lavoro, cioè quel “monte ore” sul quale gravano pesi eccessivi ed è anche ovvio che, spaventate dall’incertezza del quadro economico e dall’eccesso di vincoli normativi, le imprese offrano lavoro precario.

Una breve considerazione e una proposta: due aziende che hanno lo stesso fatturato e lo stesso utile di esercizio ma che occupano la prima cento persone, la seconda dieci, non possono essere soggette alla stessa tassazione. Va tenuto conto del ruolo sociale della prima in modo considerevole.

Il lavoro, inoltre, subisce spesso costi ed oneri penalizzanti anche in modo indiretto. Ad esempio sono diffusi contributi associativi, canoni o vari oneri che penalizzano imprese ed associazioni che hanno un maggior numero di dipendenti. Una vera proposta innovativa potrebbe essere: “ Più dipendenti hai meno paghi” “più monte ore meno contributi associativi” significando con ciò che la tua associazione di categoria privilegia le aziende che favoriscono l’occupazione.

E’ indubbio che vada facilitata l’entrata e l’uscita dal lavoro, fornendo opportuni supporti e alternative. Per non penalizzare le aziende e i lavoratori nel flusso di entrata permanenza e pensionamento mi pare utile che un giovane entri nel suo primo impiego con gradualità ed elasticità sia di costo che di orario, anche per permettergli un adeguato addestramento, in parallelo all’uscita  graduale del pensionando. Sarebbe opportuno che il costo di addestramento non gravasse incondizionatamente sull’azienda. Si potrebbe, ad esempio, congelare per qualche tempo una piccola parte di stipendio che il giovane lavoratore percepirebbe solo qualora continui a prestare la propria opera nella stessa azienda anche dopo il periodo di addestramento. Ciò al fine di favorire l’azienda che lo ha addestrato e per  disincentivare l’abbandono dell’impiego tanto più se in vista dell’assunzione in una azienda concorrente, tenendo quindi in conto l’importanza del  know how e della riservatezza di ciascuna attività. In conclusione si ritiene importante sgravare il lavoro di alcuni costi obblighi e vincoli caricandoli altrove, o sulla socialità generale o su altri istituti. Oltre a ciò anche il proposto taglio di qualche punto di cuneo fiscale si rende indispensabile anche considerando l’effetto positivo indotto sulle entrate fiscali generali che tale taglio comporterebbe.