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Il Senato civico e il Presidente

Il Senato dovrebbe essere l’organo del potere civico di più alto grado. Espressione delle varie realtà sociali, etniche, economiche e culturali della Nazione; il Senato o Camera Alta potrebbe essere così concepito.

Non di elezione diretta popolare ma, come in Francia, Inghilterra, Canada, Olanda e Germania, su designazioni di altri organi dello Stato. Ricordo la Camera dei Lord e, con ancor più interesse, il Senato Canadese, nel quale oltre cento membri sono nominati dalla più alta carica dello Stato.

In Italia, qualora il Presidente della Repubblica fosse eletto dal popolo e scelto con criteri di merito e non per appartenenza politica, potrebbe essere lui, il Presidente del popolo a nominare una parte dei senatori.

Se ipotizzassimo un Senato composto da 130 senatori (che mi paiono sufficienti) lo vedrei così composto:

-        30 di nomina presidenziale, 15 a vita e 15 per una sola legislatura, scelti tra le migliori personalità in campo artistico, culturale, scientifico e sportivo.

-        60 di nomina regionale, due per le regioni più piccole e 3 o 4 per le regioni più popolose, in rappresentanza degli interessi locali.

-        20 di nomina presidenziale ma designati dalle associazioni dell’industria, del commercio, dell’artigianato, del Sindacato e delle categorie professionali.

-        20 di nomina presidenziale ma designati dalle associazioni italiane ed europee nei settori del volontariato, dei diritti civili e dalle associazioni nazionali degli anziani, delle casalinghe, degli studenti, da Italia Nostra, Amnesty International, associazioni di consumatori, etc.

 

Questo schema propone un meccanismo (che ovviamente va ben regolamentato), nel quale il Presidente della Repubblica ha una limitata discrezionalità di scelta (30 su 130), ma a lui compete la funzione di garante e l’aspetto formale della nomina.

I senatori dovrebbero essere preferibilmente non di estrazione politica. Comunque, una volta eletti dovrebbero rinunciare a incarichi di partito.

Il Senato dovrebbe essere dotato di potere di veto non assoluto. Un veto superabile con maggioranze qualificate della Camera.

La dialettica fra Camera Alta e Camera Bassa dovrebbe corrispondere al confronto fra potere civico e potere politico. Quanto ai compiti del Senato, ribadito che non dovrebbero essere neanche da questo punto di vista il doppione della Camera (organo politico per eccellenza), mi piace ricordare quelli che L. Sturzo gli attribuì:

-         Garantire il cittadino contro tutte le sopraffazioni, le ingerenze, le pastoie legislative etc.

-         Vigilare sulla pubblica amministrazione curando l’equilibrio dei poteri assicurando al cittadino la garanzia contro lo strapotere degli enti pubblici.

A questi aggiungerei il compito rilevante di garanzia dei diritti delle opposizioni.

-  Un gruppo di senatori (ad es. 40 su 130) dovrebbero, su propria iniziativa, avere il diritto di deferire un testo di legge prima della sua promulgazione alla Corte Costituzionale per il controllo di costituzionalità. Il ricorso al supremo organo di controllo è la garanzia del rispetto della Costituzione a difesa dei diritti delle minoranze ed in generale dei cittadini.

Oltre a ciò il Senato dovrebbe garantire ampio spazio alle leggi di iniziativa popolare per evitare che vengano accantonate e snobbate.

Questo il Senato. Sullo stesso principio, ferma restando una quota parte elettiva (ad es. il 70%) di natura politica-amministrativa, potrebbero strutturarsi i Consigli Regionali e Comunali.

 

Il Senato e il Presidente della Repubblica sono i due organi “non politici” a cui è affidato il compito non facile di fare da contrappeso alla politica. Il Presidente dovrebbe essere non di estrazione politica e, nominato liberamente dal Popolo tra le persone più degne e stimate del Paese, deve rappresentare la totalità dei cittadini.

Il meccanismo della sua elezione potrebbe essere così congegnato: il Senato individua una dozzina di candidati, ne verifica la disponibilità e la eleggibilità e li propone al voto popolare.

Eventualmente l’elezione può svolgersi in due tornate.

Un presidente di estrazione popolare e non scelto dalle segreterie dei partiti è sicuramente un Presidente civico.