Brescia Città Grande

...una voce fuori dal coro

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Democrazia e mercato

Il pensiero liberaldemocratico fin dalla fine del Settecento ha maturato una ferrea convinzione: la libertà e la democrazia permettono e favoriscono lo sviluppo del libero mercato e della libera concorrenza sia interna che esterna e costituiscono l’unico regime che può garantire agli operatori economici di muoversi liberamente senza vincoli dello Stato o di altre entità.

E’ anche vero viceversa: il mercato libero, dinamico e concorrenziale favorisce lo sviluppo democratico e permette l’esercizio della libertà in varie forme.

Questo ferreo credo, questo stretto legame tra democrazia/libertà e mercato è stato messo in grave dubbio dal successo della Cina, laddove, in una non-democrazia e in un regime politico non libero (inaspettatamente e stranamente, dicono i liberaldemocratici) fiorisce un mercato liberista, con forti dosi di libera concorrenza interna e internazionale.

Ma non è tutto.

I politologi e gli economisti hanno iniziato a parlare di mercato in contrapposizione all’assetto democratico e liberale.

Pare che vogliano comunicarci che lo sviluppo dei mercati e lo sviluppo della liberaldemocrazia non vadano più di pari passo  perché constatano che il mercato (soprattutto quello finanziario) cresce selvaggiamente e provoca squilibri e rigidità sociali e dà origine a fenomeni illiberali. Oltre a ciò ci segnalano che la crescita economica si è trasformata in uno sviluppo esagerato delle Multinazionali con conseguente nascita di oligopoli o, in qualche caso di monopoli.

Tutto ciò non va certamente d’accordo con lo spirito liberale.

Tuttavia, se ben si riflette, non è il mercato libero e concorrenziale che è in disaccordo con la liberaldemocrazia, ma lo è un mercato perverso, tiranneggiato, dominato da poteri estranei al mercato stesso; in altre parole un mercato illiberale.